Per la festa dell’8 Marzo quest’anno il comune di Massa e nello specifico l’Assessora alle Pari Opportunità Monica Bertoneri, in collaborazione con il Centro antiviolenza D.U.N.A ha voluto presentare il saggio Il Linguaggio svelato nelle Sale del teatro Guglielmi, aprendo un dibattito con l’autrice Samantha Ghironi sulla necessità di portare alla luce le disuguaglianze di genere persistenti nella nostra quotidianità. Disparità in ogni settore, di cui la violenza fisica è solo l’escalation che nasconde una cultura machista che vive sottotraccia e che… inavvertita continua la sua rigenerazione.

Ed è proprio lì che è necessario aprire un dibattito con la cittadinanza: è nel quotidiano infatti che si celano le ingiustizie subite ancora una volta dalle donne.
Ingiustizie diventate trasparenti, di cui non ci si cura più, proprio per questo in grado di minare ancora la loro indipendenza. Perché se davvero le donne si mettessero a contare tutte le ore, i minuti, i mesi della loro vita che impiegano per l’organizzazione della loro sicurezza quotidiana ne uscirebbe un quadro vergognoso, per un Occidente che si definisce libero dai pregiudizi di genere. La strada è ancora lunga… visto che nemmeno la quotidianità può essere gestita come normalità.
Le ragazze imparano presto a sottostare alla cultura dello stupro come atto intimidatorio che diventa codice, che serve a contenere norme mai scritte, costringendole a continui stratagemmi per evitare non solo violenze (a cui sembrano normalmente destinate), ma anche giudizi, nel caso in cui rimanessero vittime. Le donne di oggi anche se indipendenti, devono comunque organizzarsi nel dettaglio le giornate, per non trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Questo significa calcolare ogni minima solitudine e ogni vicolo cieco, limitare viaggi e uscite solitarie; indossare l’abito giusto, in modo da non essere considerate complici nel favorire atti libidinosi; limitare i divertimenti perché potrebbe essere altamente pregiudizioso uno stato di ebrezza o smarrimento. Ancora, devono rientrare entro determinati orari senza dare confidenza agli sconosciuti; scegliere sempre strade trafficate, farsi venire incontro da un famigliare nelle uscite serali, e tutto, alimentando un’infinità di accorgimenti completamente autolimitanti. Ma la nostra società si comporta come se fosse tutto normale.

Sempre parlando del quotidiano, si è discusso su come ancora oggi, non ci sia una distribuzione di responsabilità condivisa nelle famiglie e di come tutto il lavoro di casa, compreso la genitorialità, ricada interamente sulle donne, alimentando un modello di coppia stereotipato che si ripercuote sulla visione delle nuove generazioni.
Meglio ricordare che in un passato neanche troppo lontano, il rifiuto nel fare i lavori domestici causò per molte donne l’internamento in manicomi, in quanto gli uomini di allora, potevano accettare atteggiamenti capricciosi ma non tolleravano il rifiuto nel fare lavori di casa. Queste donne, ci ricorda lo psicologo Thomas Szasz, possedevano i sintomi della schiavitù: paranoia, psiconevrosi, tentativi di suicidio e la depressione era proprio la risposta alla perdita del loro Io. Addirittura si arrivò alla conclusione che alcune di loro, chiedessero spontaneamente l’internamento per togliersi dal lavoro schiavizzante e non retribuito che subivano come dominio assoluto. Per molte, era più facile reprimersi che diventare violente, perché avevano interiorizzato l’addomesticamento. Chi si ribellava veniva fatta internare perché l’aggressività era considerata il primo indicatore di maschilità, quindi dell’essere contro natura.
Oggi gran parte del lavoro di casa ricade ancora sulle donne, con la differenza che oltre a questo svolgono anche un lavoro retribuito al di fuori delle mura domestiche e occupano il resto del tempo per i figli. Così ancora l’unica sacrificata nella cura degli altri rimane lei, che ogni giorno deve mantenere una performance da wonder woman per soddisfare le richieste degli altri.
Così si è discusso sulla scesa in campo dell’Europa e dei provvedimenti messi in atto (soprattutto nella comunicazione mass-mediatica) per alleggerire il peso che ancora oggi portano le donne sul groppone! Riusciremo almeno ad adeguarci agli standard europei?


Foto © Comune di Massa